Acrilammide: una sostanza derivante dalla cottura ad alte temperature e potenzialmente cancerogena
L’acrilammide è un composto chimico che si forma durante la cottura ad alte temperature di cibi ricchi di carboidrati come il pane, le patate, i cereali in generale e il caffè. Non c’è alcuna differenza tra la cottura al forno o alla griglia, la frittura e le lavorazioni industriali, purché si raggiunga una temperatura di almeno 120°C in condizioni di poca umidità. Infatti, sono proprio le alte temperature e il basso contenuto di umidità nei cibi a favorire la formazione di acrilammide. Non a caso, l'acrilammide non è presente nei cibi crudi.
La
reazione chimica che porta alla formazione di acrilammide è chiamata reazione
di Maillard ed è lo stesso processo responsabile della doratura dei cibi.
Durante questa reazione, innescata dalle alte temperature, alcuni amminoacidi
(in particolare l’asparagina) reagiscono con un tipo di zuccheri detti
riducenti per formare acrilammide. In alternativa, l’acrilammide può formarsi
anche dall’ossidazione dei grassi. Quando i grassi si ossidano si formano due
molecole (l’acido acrilico e l’acroleina) che a loro volta possono reagire con
l’amminoacido asparagina per formare l'acrilammide. Alla fine di questo
processo i cibi saranno abbrustoliti e assumono una colorazione marroncina.

L’alimento
incriminato per eccellenza sono le patatine fritte. In questo caso, le grandi
quantità di acrilammide che si formano sono dovute alla presenza nelle patate
di zuccheri riducenti e all'ossidazione dei grassi in cui sono fritte.
Tuttavia, l’acrilammide si forma anche durante la cottura di pane e dolci e la
torrefazione delle fave di caffè. In questi alimenti il maggiore responsabile è
l'aminoacido asparagina e non gli zuccheri riducenti. Se le patatine fritte
sono le responsabili del 49% dell’esposizione all’acrilammide, il caffè e il
pane lo sono rispettivamente del 34% e del 23%.
Persino
dalla cottura dei prodotti alimentari di origine vegetale si può formare
acrilammide perché questi contengono zuccheri riducenti come il glucosio e il
fruttosio e l'aminoacido asparagina.
In
conclusione, le alte temperature (>120°C) e la bassa umidità degli alimenti insieme alla
presenza dell'aminoacido asparagina e agli zuccheri riducenti creano le
condizioni ideali per la formazione di acrilammide nei cibi processati.
L’acrilammide si può assumere anche per inalazione e per via cutanea, non solo attraverso il cibo
Gli esseri umani possono entrare a contatto con l’acrilammide per via orale (attraverso i cibi che la contengono), per via cutanea (attraverso prodotti di bellezza) o per inalazione (come il fumo di sigaretta). E’ stato riscontrato che il fumo di sigaretta contiene una quantità di acrilammide molto superiore agli alimenti. Infatti, nel sangue dei fumatori possono ritrovarsi concentrazioni molto più elevate rispetto al valore medio. Inoltre, l’acrilammide è una sostanza facilmente rintracciabile nei fumi derivanti dalle lavorazioni industriali e costituisce un pericolo per i lavoratori che durante l’orario lavorativo la possono sia inalare che assorbire per via cutanea, in assenza di opportune precauzioni e dispositivi di sicurezza individuale.
Attenzione!
I test sperimentali che hanno portato a valutare l’acrilammide come una
sostanza cancerogena sono stati effettuati su animali da laboratorio, in
particolare sui topi. Inoltre, sono state somministrate loro concentrazioni di
acrilammide molto maggiori rispetto a quelle rilasciate dai cibi durante la
cottura. Sebbene nei topi siano state raccolte prove certe della genotossicità
e della cancerogenicità dell’acrilammide, non può dirsi lo stesso per gli
esseri umani. Per questo motivo l’acrilammide, ancora oggi, è considerata una
sostanza solo potenzialmente
cancerogena.
L’acrilammide è classificata come potenzialmente cancerogena dall’OMS e dall’ AIRC
Dopo
le pubblicazioni dell’ International Agency for Research on Cancer (Agenzia
Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e dell’ Organizzazione Mondiale della
Sanità, nel 1994, l'esposizione umana all’acrilammide è diventata una
preoccupazione mondiale. In queste pubblicazioni l’acrilammide veniva
identificata come una sostanza possibilmente cancerogena per l'uomo. Tuttavia,
i test effettuati per arrivare a questa conclusione si basano sulla verifica
della cancerogenicità nei topi. Nell’uomo è stata dimostrata solo la sua
neurotossicità, effetto osservato su coloro che sono esposti all’acrilammide a
causa del proprio lavoro.
Per
le modalità attraverso cui si origina, è probabile che l'acrilammide esista da
quando l’uomo ha iniziato a cuocere i cibi. Tuttavia, l’anno di svolta è stato
il 2002 ovvero l’anno in cui è stata individuata per la prima volta negli
alimenti. Da questo momento in poi sono stati condotti diversi studi per
analizzare una possibile correlazione tra l’assorbimento di acrilammide e
l’aumento di incidenza di vari tipi di tumori negli esseri umani. Solo nel 2015
l’ Autorità europea per la sicurezza
alimentare (Efsa) ha pubblicato la prima valutazione sui rischi derivanti dalla
presenza
di acrilammide negli alimenti. Secondo l’ Efsa l’acrilammide è una sostanza
potenzialmente cancerogena ovvero potenzialmente in grado di aumentare il
rischio di sviluppare il cancro in tutte le fasce d’età. Potenzialmente
cancerogena non significa che sia necessariamente la responsabile dello
sviluppo di tumori.
L’acrilammide è sì cancerogena ma per i topi di laboratorio ai quali sono state somministrate dosi molto superiori a quelle presenti normalmente nei cibi
Una
ricerca dello scorso anno, pubblicata sulla rivista Frontiers in
Nutrition sostiene che attualmente non
ci sono dati che evidenziano un’associazione tra l’esposizione (anche
elevata) all’acrilammide attraverso la dieta e un aumento del rischio di tumori
sito-specifici ovvero a carico dell'apparato gastrointestinale.
Non è solo l’acrilammide a causare problemi alla salute ma anche un prodotto del suo metabolismo
Secondo i risultati sperimentali ottenuti in laboratorio, l’acrilammide presente negli alimenti è assorbita dall’intestino e poi distribuita a tutto l’organismo attraverso il sangue. Tuttavia, non è solo l’acrilammide a causare problemi ma anche un derivato del suo metabolismo: la glicidammide. Questa molecola sarebbe la responsabile di mutazioni al DNA che a loro volta fanno aumentare il rischio di sviluppare tumori e/o problemi neurologici ma può avere effetti negativi anche sulla fertilità maschile. Ricerche recenti indicano anche che l’acrilammide interagisce direttamente con dei residui amminoacidici specifici (cisteina) presenti nel DNA e nelle proteine cellulari, come le chinesine, responsabili della divisione delle cellule. Così l’acrilammide, oltre a danneggiare il DNA, compromette anche la divisione cellulare.
Il meccanismo di disintossicazione dell'organismo dall’acrilammide
L’organismo umano prova in qualche modo a
disintossicarsi sia dall’acrilammide che dalla glicidamide, il suo metabolita
principale. Esistono dei sistemi di cattura di entrambe le sostanze ad opera di
enzimi normalmente presenti nelle cellule, come le glutatione S-transferasi (GST). Questi enzimi
aiutano una molecola, chiamata glutatione, a sequestrare l’acrilammide e la
glicidamide. Una volta sequestrate sono escrete attraverso le urine come dei
sottoprodotti degli acidi mercapturici. La ricerca di questi acidi e il
dosaggio della loro quantità nelle urine sono un modo per conoscere il grado di
esposizione personale all’acrilammide.
Alcuni alimenti, in particolare vegetali,
come i cavoletti di Bruxelles e i
broccoli ma anche le cipolle, l’aglio e i peperoni rossi, le uova e lo yogurt
contengono elevate quantità di un altro amminoacido, la cisteina, essenziale
per la sintesi del glutatione. Una dieta varia, ricca di questi alimenti,
potrebbe favorire una cattura più efficiente dell’acrilammide e del suo metabolita
e quindi la loro eliminazione. Naturalmente la capacità di disintossicazione
dell’organismo dipende dalla quantità di acrilammide ingerita. In presenza di
quantità elevate di acrilammide, il sistema di sequestro del glutatione può non
bastare.
Esistono delle strategie per ridurre il contenuto di acrilammide? Secondo alcune ricerche sì
Nelle patate la quantità di zuccheri
riducenti è maggiore dell’asparagina. Una possibile strategia potrebbe essere
quella di controllare e ridurre il loro livello prima della cottura. Partendo
dalla conoscenza che diverse varietà di patate hanno un differente contenuto di
zuccheri, si potrebbero utilizzare per friggere e arrostire quelle che hanno un
contenuto di zuccheri riducenti inferiore a 1 grammo/chilogrammo. Inoltre, il
contenuto di zuccheri tende a diminuire durante la crescita delle patate e
raggiunge il livello più basso alla fine della stagione di crescita. Quindi,
raccogliere le patate solo alla fine del loro periodo di crescita potrebbe
essere un primo passo per abbassare il contenuto di acrilammide rilasciato
dalla loro lavorazione.
Anche le condizioni climatiche
influenzano il contenuto di acrilammide: temperature superiori a 25°C-30°C e
inferiori a 8°C-12°C tendono ad aumentare la quantità di zuccheri delle patate
e successivamente la concentrazione di acrilammide. Pertanto, la temperatura
ottimale per la crescita dei tuberi è compresa tra 15°C e 20°C.
Persino la temperatura di conservazione
influisce sulla quantità di acrilammide rilasciata in seguito alla lavorazione.
Se sono conservate a temperature inferiori agli 8°C si avvierà un fenomeno
detto "dolcificazione a bassa temperatura" che provoca un aumento del
contenuto di zuccheri e quindi maggiori quantità di acrilammide. Per la cottura
ad alte temperature, è preferibile conservare le patate ad una temperatura
compresa tra 8°C e 12°C per evitare questo aumento del contenuto di zuccheri
riduttori.
Le patate geneticamente modificate nelle
quali è stato silenziato il gene dell’asparagina sintetasi-1 (Asn1), l’enzima
responsabile della produzione dell’asparagina, rilasciano minori quantità di
acrilammide quando fritte o cotte rispettivamente del 52% e del 78%.
Nei prodotti derivati dai cereali, sembra
che l’aggiunta nell’impasto dell’estratto di rosmarino, del suo olio e delle
foglie essiccate faccia diminuire la quantità di acrilammide rispettivamente
del 62%, del 67% e del 57%. Anche l'aggiunta di foglie di bambù e tè verde
sembrano diminuire significativamente la formazione di acrilammide. Altre
sostanze come la vitamina C e la B1 anche a basse concentrazioni (1%) riducono
la formazione di acrilammide del circa 60%.
Un'ulteriore strategia, in via di studio, potrebbe essere
quella di aggiungere l’enzima asparaginasi, che permette l’idrolisi
dell’amminoacido asparagina in acido aspartico e ammoniaca evitando quindi la
reazione dell’asparagina con gli zuccheri e la seguente formazione di
acrilammide.
Anche il pH influenza la formazione di acrilammide. È stato dimostrato che l'abbassamento del pH della soluzione di ammollo arresta le reazioni chimiche che portano alla sua formazione.
La quantità totale di acqua presente
negli alimenti influenza notevolmente il contenuto di acrilammide. La presenza
di acqua e il contenuto di umidità sono due parametri collegati tra loro:gli
alimenti con contenuto di umidità <5% hanno maggiori probabilità di seguire
la reazione di Maillard e formare acrilammide.
La formazione di acrilammide negli
alimenti è influenzata pure dalla fermentazione. tanto che la fermentazione
dell'acido lattico ne riduce la formazione nei prodotti a base di patate. I
batteri dell'acido lattico (Lactic acid bacteria - LAB), soprattutto i Lactobacillus e Bifidobacterium, sono in grado di legare l'acrilammide e
utilizzarla come fonte di carbonio. Pertanto, la fermentazione prolungata della
pasta madre del pane con i batteri LAB può ridurre anche il contenuto di
acrilammide nel pane.
La temperatura e il tempo di cottura influiscono sul contenuto di acrilammide presente negli alimenti
I fattori maggiormente responsabili della produzione di acrilammide nei cibi sono proprio la temperatura e il tempo di cottura. Più le temperature sono elevate e maggiore è il tempo di cottura, superiore è la quantità di acrilammide prodotta dalla reazione di Maillard.
Figura 3 - Più le temperature e il tempo di cottura sono elevati, maggiore è la quantità di acrilammide prodotta dalla reazione di Maillard. Ad occhio nudo la formazione di acrilammide è visibile nel cambiamento di colore degli alimenti. [Credits: analisisanfrancescoamalfi.blogspot.com].Tuttavia, esistono anche delle piccole
strategie casalinghe da mettere in pratica quando si cucina per diminuire la
quantità di acrilammide ingerita. Ad esempio, tenere le patate in ammollo in
acqua abbondante prima della frittura aiuta a ridurre la formazione acrilammide
perché molti degli zuccheri presenti vengono rilasciati nell’acqua. Aumentando
il tempo di ammollo diminuisce l’acrilammide prodotta.
I valori di riferimento dell’acrilammide variano a seconda dell’alimento considerato
Nel 2017 è entrato in vigore il Regolamento europeo che ha fissato i valori di riferimento per il contenuto di acrilammide in diversi tipi di alimenti. Ad esempio, per il pane a base di frumento i livelli di riferimento sono di 50 microgrammi per chilo (µg/kg); per i biscotti e le fette biscottate per neonati bambini è di 150 µg/kg; per il caffè di torrefazione è di 400µg/kg.
I produttori di generi alimentari, però, sono solo “invitati” a rispettare tali valori di riferimento perché al momento non esiste alcun obbligo, né linee guida di lavorazione precise.
Nel 2021, alla luce di nuovi studi, la
Commissione Europea ha dichiarato di essere a conoscenza del dibattito avviato
da organizzazioni come Safe Food Advocacy
Europe che hanno richiesto una revisione dei livelli di riferimento oltra
alla definizione di una soglia massima di acrilammide consentita negli
alimenti. Seguiranno ulteriori aggiornamenti.
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