Allergie e intolleranze alimentari non sono la stessa cosa

 


di Elisabetta Cretella

 

Nel linguaggio comune le parole "allergia" e "intolleranza" sono utilizzate come sinonimi ma, in realtà, indicano due condizioni molto diverse. Entrambe consistono in una reazione avversa dell’organismo quando entra in contatto con una sostanza percepita come dannosa.

Spesso si confondono perché hanno in comune alcuni sintomi (non tutti) e sono attivate dall'ingestione dello stesso alimento.

Ad esempio, esiste l'allergia alle proteine del latte e l'intolleranza al lattosio, lo zucchero contenuto nel latte. E così si parla indifferentemente di allergia al latte e allergia al lattosio oppure di intolleranza al latte.

Attenzione però! Allergie e intolleranze alimentari, sebbene condividano alcuni sintomi, dal punto di vista clinico sono totalmente differenti e hanno conseguenze molto diverse.

Una persona che al ristorante dice di avere un'allergia al latte che però viene intesa come intolleranza al lattosio rischia lo shock anafilattico e la morte. È essenziale conoscere la differenza tra allergie e intolleranze e chiamarle nel modo corretto. Sempre.

 

Un po' di storia

Le prime osservazioni sui fastidi dovuti all’ingestione di cibo sono molto antiche. Ippocrate si era già accorto degli effetti negativi causati dall’ingestione del latte di mucca.

Le reazioni avverse al cibo sono uno dei temi più controversi della medicina perché non sempre ne sono chiari i meccanismi, la sintomatologia clinica, la diagnosi e i test che vengono eseguiti per accertarle.

 

Allergia vs Intolleranza

Chiarito che l’ allergia e l’intolleranza indicano due modalità differenti dell'organismo di reagire a sostanze percepite come estranee, vediamo nel dettaglio quali sono le loro caratteristiche.

L'allergia alimentare è una reazione avversa nei confronti di un alimento, o solo di un suo componente, e scatena una risposta del sistema immunitario. La stimolazione del sistema immunitario porta alla produzione di anticorpi specifici chiamati Immunoglobuline E (IgE).  La reazione allergica si manifesta rapidamente dopo l’ingestione del cibo incriminato, secondo l'Organizzazione mondiale delle allergie (The World Allergy Organization -WAO), da pochi minuti a un'ora dopo l'ingestione dell'allergene.



 


Un allergene è una proteina presente nell’alimento che innesca l'allergia. Nella maggior parte della popolazione questa proteina è del tutto innocua, cioè non scatena nessuna attivazione del sistema immunitario. In alcune persone, però, innesca una catena di reazioni del sistema immunitario tra cui la produzione di anticorpi IgE. Questi anticorpi determinano il rilascio di sostanze, come l’istamina, che provocano i sintomi tipici dell'allergia.


I sintomi possono essere lievi e localizzati oppure coinvolgere diversi organi e apparati, fino ad interessare l'intero organismo. Oltre all’apparato gastrointestinale, possono essere coinvolti il sistema respiratorio (con rinocongiuntivite o asma), quello nervoso (capogiro, debolezza, perdita di coscienza), l’apparato cardio-circolatorio (tachicardia, ipotensione, collasso cardiovascolare ) e l’apparato tegumentario, in particolare la cute (orticaria-angioedema/prurito). Tuttavia, può manifestarsi con sintomi molto gravi, come lo shock anafilattico, le cui manifestazioni principali sono il collasso cardiovascolare e la perdita di coscienza.
Le allergie sono molto comuni nei primi anni di vita ma possono presentarsi in qualsiasi momento della vita, anche in età adulta.

 

Gli alimenti considerati come gli allergeni più comuni,  in tutto il mondo, sono: latte, uova, soia e grano, arachidi, frutta a guscio (noci, mandorle, noci pecan, anacardi, nocciole, noci brasiliane, ecc.), pesce e crostacei, semi di sesamo.

Oggi, con l'aggiunta di molti additivi agli alimenti, sono note allergie scatenate anche da altre sostanze. Ne sono un esempio i solfiti oppure il rosso carminio (un additivo colorante conosciuto anche come E120) ottenuto dalle cocciniglie.
La Prevalenza dell'allergia alimentare sembra stia aumentando, anche in seguito ai cambiamenti climatici.

 

In alcune persone, gravemente allergiche, anche una piccolissima quantità di allergene può causare una reazione pericolosa per la vita. In questi casi basta il contatto con la saliva di altre persone che hanno ingerito il cibo incriminato per scatenare l’allergia.

 

Per intolleranza, invece, si intende la reazione anomala dell'organismo ad un alimento ma non coinvolge il sistema immunitario. Le intolleranze alimentari costituiscono la maggior parte delle reazioni avverse al cibo. Si possono suddividere in:


- Intolleranze enzimatiche

- Intolleranze farmacologiche

- Intolleranze non definite


 



Le intolleranze enzimatiche sono dovute alla riduzione o all'assenza totale di un enzima capace di metabolizzare una componente specifica di un alimento. Possono essere determinate geneticamente (trasmissibili di generazione in generazione) oppure causate da infezioni o malattie intestinali. La celiachia e l’intolleranza al lattosio sono determinate geneticamente. Gli intolleranti al lattosio hanno una carenza di lattasi, l’enzima che scompone il lattosio, lo zucchero del latte, in glucosio e galattosio. Un' altra intolleranza alimentare è il favismo, scatenato dall'ingestione delle fave nelle persone che non producono l'enzima G6PD. L'intolleranza al glutine, meglio conosciuta come celiachia, è anch’essa un’intolleranza alimentare che però in modo indiretto coinvolge anche il sistema immunitario. La celiachia, quindi, non è un'allergia anche se coinvolge il sistema immunitario.

Le intolleranze farmacologiche (dette anche chimiche) sono dovute ad una reazione anomala alle sostanze presenti in alcuni alimenti, generalmente fermentati, come i formaggi e il vino ma anche il cioccolato, i crostacei, gli spinaci ed altri. Sono dose-dipendenti e necessitano di altri co-fattori per manifestarsi, come l’assunzione di determinati altri alimenti. Non si verificano, quindi, ad ogni ingestione. Tra le sostanze che causano intolleranze farmacologiche ci sono le ammine come l’istamina, la serotonina, la fenilalanina e la dopamina oppure le metilxantine come la caffeina, la teofillina e la teobromina. Anche l’alcool, la miristicina contenuta nella noce moscata e la capsaicina presente nel peperoncino possono causare intolleranza alimentare. L’istamina, tra tutte le sostanze elencate, è anche la principale mediatrice di allergie. Tuttavia, quella presente nel cibo deriva dalla degradazione dell’istidina presente negli alimenti da parte dei microrganismi. Normalmente, l’istamina viene inattivata velocemente da uno specifico enzima presente nel tratto gastrointestinale e la sua ingestione non provoca disturbi. L’ utilizzo di alcuni farmaci (come la clorochina, l’acido clavulanico etc.) compromettono l’attività di questo specifico enzima causando l’impossibilità di degradare l’ istamina e quindi una vera e propria intossicazione (da istamina). I sintomi sono nausea, vomito, diarrea, dolore addominale, orticaria, emicrania e palpitazioni.

Le intolleranze alimentari non definite includono tutte le altre reazioni avverse agli alimenti, non comprese tra le intolleranze enzimatiche e farmacologiche. Tra queste ci sono le reazioni agli additivi quali i coloranti alimentari, i conservanti, gli antiossidanti, i correttori di acidità, gli emulsionanti e gli agenti stabilizzanti. Non si conoscono i reali meccanismi alla base di queste reazioni avverse. I possibili sintomi includono asma, orticaria, prurito ed orticaria.Tra gli additivi più ‘famosi’ ci sono:

-- i solfiti (anidride solforosa (E220), metabisolfito di potassio (E224), bisolfito di sodio (E222), bisolfito di potassio (E228)) utilizzati  per il loro effetto antimicrobico e antiossidante 

-- i nitriti e nitrati (nitrito di potassio E249, nitrito di sodio E250, nitrato di sodio E251, nitrato di potassio E252) usati per garantire una buona conservazione e ostacolare la crescita microbica, in particolare del botulino.

-- il  glutammato monosodico  ( indicato sulle etichette anche come: E621, glutammato monosodico, glutammato di sodio, L-glutammato monosodico e acido glutammico monoidrato) utilizzato come esaltatore di sapidità.

 

Il meccanismo cellulare della reazione allergica

Quando un allergene viene ingerito, è “mangiato” e distrutto dalle cellule immunitarie che agiscono come sentinelle. Dopo aver fagocitato, termine scientifico per indicare che lo hanno "mangiato", le cellule immunitarie ricoprono la propria superficie esterna con dei pezzetti di questo allergene, generalmente delle proteine.

Specifiche cellule immunitarie, i linfociti di tipo T e di tipo B, si accorgono di questa fagocitosi e iniziano a comunicare tra loro mediante dei segnali chimici. Lo scopo di questa comunicazione è la produzione, da parte dei linfociti di tipo B, di anticorpi della famiglia delle immunoglobuline di tipo E (IgE). Le IgE sono specifiche per ogni allergene, quindi per ogni alimento. Le IgE sono prodotte durante la prima esposizione all’allergene e poi sono raccolte e conservate da altre cellule chiamate mastociti. Nel corso di un secondo contatto con lo stesso allergene i mastociti rilasciano velocemente le IgE specifiche.

Al primo contatto, generalmente, non sui manifestano sintomi, avviene in maniera silente. Al contrario, le successive esposizioni allo stesso allergene scatenano subito la reazione del sistema immunitario. Perchè? Durante la prima esposizione si formano le IgE specifiche che al secondo contatto sono già pronte e devono solo essere rilasciate dai mastociti. A loro volta, i mastociti contengono al loro interno molti granuli pieni di sostanze infiammatorie che rilasciano in caso di necessità, come avviene durante una reazione allergica. Tra queste sostanze c'è l'istamina che crea un'infiammazione locale e porta alla vasodilatazione, al richiamo di liquidi, a gonfiori locali e altri sintomi tipici delle allergie.

In questi casi è indispensabile utilizzare un autoiniettore di adrenalina, un farmaco salvavita che le persone allergiche portano sempre con sé, formato da una siringa con l'ago nascosto all'interno dell'astuccio e contenente un'unica dose di adrenalina che viene rilasciata non appena la siringa è premuta sulla coscia. Lo scopo dell'iniezione di adrenalina è quello di bloccare il rilascio di istamina e di altre sostanze infiammatorie dai mastociti e di conseguenza la vasodilatazione, l'edema e la broncocostrizione così da mantenere la respirazione stabile.

Bastano quantità piccolissime di un allergene per innescare la reazione allergica, che nei casi più gravi può portare anche allo shock anafilattico. In questo caso, l’ unica possibilità di salvarsi è  data da una repentina auto iniezione di adrenalina.

A differenza degli intolleranti, le persone allergiche devono fare attenzione alla scritta “può contenere tracce di…” presente sulle etichette degli alimenti.

Questa dicitura indica che l'alimento può essere contaminato da tracce piccolissime di allergene, anche se non presente tra gli ingredienti utilizzati per la preparazione, in grado di innescare una reazione allergica. La presenza di piccolissime tracce di un allergene, al contrario, non ha conseguenze per coloro che sono semplicemente intolleranti.

 

I sintomi dell’ allergia e dell’intolleranza alimentare

L’allergia alimentare si può manifestare con sintomi lievi come orticaria, gonfiore delle labbra, della bocca e della gola, nausea e altri sintomi gastrointestinali ma può portare anche a sintomi gravi come lo shock anafilattico, potenzialmente fatale. Questi sintomi, non necessariamente tutti insieme, compaiono da pochi minuti a qualche ora dall’assunzione dell’alimento a cui si è allergici.

Le intolleranze alimentari provocano sintomi simili a quelli delle allergie, ma non attivano la risposta del sistema immunitario, e possono variare in relazione alla quantità ingerita dell’alimento non tollerato. Le intolleranze si presentano principalmente con sintomi gastrointestinali come nausea, vomito, gonfiore addominale, diarrea o stipsi, flatulenza, etc.

Tuttavia, tra i sintomi delle intolleranze possono esserci cefalee, vertigini, dolori muscolari e eritema cutaneo.

 

Le conseguenze delle allergie

Il contatto con un allergene, può portare nei casi gravi ad una reazione estrema chiamata anafilassi. Nel linguaggio comune è detto 'shock anafilattico'. Reazione anafilattica e shock anafilattico, quindi, sono la stessa cosa. A volte si manifesta entro pochi minuti dall’ingestione dell'alimento incriminato e richiede cure mediche immediate. Lo shock anafilattico consiste in un abbassamento repentino della pressione arteriosa fino all'arresto cardiaco. L'unica salvezza è l'utilizzo tempestivo dell'adrenalina per aprire le vie respiratorie e permettere la continuità della respirazione. In questi casi è essenziale intervenire velocemente, anche pochi secondi di ritardo possono determinare un esito fatale.

 

Come si curano allergie e intolleranze alimentari

L’unica cura possibile è l’eliminazione dalla dieta dell’alimento incriminato. Per le allergie bisogna fare attenzione anche alla dicitura “può contenere tracce di” oppure “ prodotto in uno stabilimento che tratta anche…” presente sulle etichette dei cibi confezionati. A differenza delle intolleranze, le reazioni allergiche sono innescate anche da piccolissime quantità di un alimento/sostanza. Basta una minima contaminazione, ottenuta ad esempio utilizzando lo stesso utensile, per attivare il sistema immunitario.

 

Quanto sono diffuse le allergie alimentari

Ben circa l' 1-5% della popolazione adulta è soggetta ad allergie alimentari. Nei bambini la percentuale è maggiore, tra il 3 e il 7%.
Alcune di queste allergie, come quella al latte, alle uova e al grano nella maggior parte dei casi si superano con l'età scolare.
Attenzione! Questa percentuale si riferisce solo alle allergie alimentari, tralasciando quelle scatenate da allergeni che si inalano.
Per le intolleranze alimentari, gli unici test validati scientificamente e riconosciuti dal Sistema Sanitario Nazionale sono Il breath test al lattosio, il test genetico per l’intolleranza al lattosio e la ricerca degli anticorpi specifici per laceliachia.

 

Diagnosi di allergie e intolleranze alimentari

Esistono tantissimi test utilizzati per diagnosticare intolleranze e allergie alimentari ma non tutti sono validati scientificamente e riconosciuti dal Sistema Sanitario Nazionale. Il test del capello, dell’iride, il dosaggio delle IgG e il Vega test non devono essere eseguiti perché non validati scientificamente. Tra quelli non riconosciuti scientificamente ci sono anche i test fai da te da effettuare a casa in autonomia.

Al contrario, i test validati scientificamente per diagnosticare le allergie alimentari sono il prick test, il prick by prick, il dosaggio delle IgE specifiche, il test di provocazione orale e i test molecolari.

I test molecolari identificano le singole proteine a cui un soggetto è allergico. Sono test di secondo livello, che vengono richiesti dallo specialista quando i test di primo livello non permettono di porre una diagnosi certa.

 

Anche nelle allergie il microbiota intestinale gioca un ruolo importante

L'esatto ruolo svolto dalla flora* intestinale nello sviluppo delle allergie rimane ancora sconosciuta, tuttavia è nota una sua alterazione nelle persone allergiche.
In particolare, i bambini allergici hanno un microbiota* intestinale composto soprattutto da Lactobacillus Bifidobacterium, al contrario dei bambini non allergici nel cui intestino si ritrovano soprattutto batteri coliformi e lo Staphylococcus aureus.

 

*Flora e Microbiota sono da intendersi come sinonimi. Entrambi indicano l’insieme di microrganismi presenti, in questo caso, nell’intestino.

 

 

(Le informazioni medico-scientifiche pubblicate in questo sito si intendono per un uso esclusivamente informativo e non possono in alcun modo sostituire la visita medica).

 

Bibliografia:

- Montalto M, Santoro L, D'Onofrio F, Curigliano V, Gallo A, Visca D, Cammarota G, Gasbarrini A, Gasbarrini G. Adverse reactions to food: allergies and intolerances. Dig Dis. 2008;26(2):96-103. doi: 10.1159/000116766. Epub 2008 Apr 21. PMID: 18431058.

- Ortolani C,Pastorello EA. Food allergies and food intolerances. Best Pract Res ClinGastroenterol. 2006;20(3):467-83. doi: 10.1016/j.bpg.2005.11.010. PMID:16782524.

- https://www.salute.gov.it/portale









Commenti

Post più popolari